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| Il babà, dalla Polonia a Napoli |
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Il babà nasce, tra storia e leggenda, in Polonia, alla corte di Stanislao Leszczinski; come tutte le cose buone è frutto del caso, “condito” dalla golosità e dalla perenne insoddisfazione di un sovrano detronizzato. Stanislao infatti, diventato re a meno di trent’anni, perse il suo regno quando lo zar Pietro il Grande, insieme ai suoi alleati, Prussia e Austria, conquistò la Polonia. L’ex re però, come suocero di Luigi XV di Francia, che aveva sposato sua figlia Maria, venne comunque messo a capo del Ducato di Lorena, situazione a cui si adeguò forzatamente. Questo stato di cose infatti, gli dava molta amarezza e per combatterla Stanislao aveva bisogno tutti i giorni di qualcosa di dolce. Accontentarlo però, non era facile: i pasticcieri lorenesi cercavano di fare del loro meglio per offrirgli sempre nuove “golosità”; non avendo però, molta fantasia, due giorni su tre al povero ex sovrano veniva servito il “kugelhupf”, dolce tipico di quel territorio, fatto con farina finissima, burro, zucchero, uova e uva sultanina. All’impasto veniva aggiunto lievito di birra, fino ad ottenere una pasta soffice e spugnosa, ma comunque molto asciutta, e quindi poco gradita al re tanto che questi, in un momento di particolare insofferenza, scagliò sulla tavola il piatto con il dolce. La fortuna e il caso vollero che finisse contro una bottiglia di rum, liquore molto gradito a Stanislao, del quale il dolce si impregnò. La pasta lievitata dell’insipido dolce lorenese di colore giallastro, assunse rapidamente una tonalità calda, ambrata, e iniziò a inebriare l’aria del suo intenso e fragrante profumo. Stanislao volle dedicare questa sua creazione ad Alì Babà, protagonista del celebre racconto tratto da “ Le Mille e Una Notte”, libro che il sovrano amava leggere nei suoi soggiorni francesi. Da qui, il “neonato” babà arrivò presto a Parigi, alla pasticceria Sthorer dove in tanti iniziarono a conoscerlo e ad apprezzarlo. A portarlo successivamente a Napoli, dove assunse la sua forma caratteristica (quella di un fungo) furono i “monsù”, chef che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane. E da allora il babà fu “adottato” dalla città partenopea e fu “declinato” nelle sue molteplici forme e arricchito con panna e creme secondo l’estro dei pasticcieri napoletani.
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